Aleksandr Lukashenko alza il tiro. Messo alle strette di fronte a imminenti nuove sanzioni per l’uso dei migranti “come munizioni” contro l’Unione europea al confine con la Polonia, il dittatore bielorusso lancia una nuova minaccia: bloccare il transito del gas russo verso un’Europa già alle prese con il caro energia. “Forniamo calore all’Europa e loro minacciano di chiudere la frontiera. E se interrompiamo l’erogazione di gas naturale lì?”, ha ipotizzato in tono di sfida, riferendosi al gasdotto Yamal-Europe che porta il combustibile in Polonia e Germania.

“Non ci facciamo intimidire”, è stata la replica immediata di Bruxelles attraverso il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, mentre i 27 vanno avanti nella definizione delle nuove misure contro Minsk che saranno lunedì sul tavolo dei ministri degli Esteri. Sul gas Lukashneko “bluffa”, sostiene intanto la leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya: interromperlo “sarebbe più dannoso per lui che per l’Ue”.

Al fianco del regime di Minsk si schiera ancora una volta Vladimir Putin, che Varsavia ritiene il vero “mandante” della crisi alla frontiera polacca. Nella seconda telefonata con la cancelliera tedesca Angela Merkel in appena due giorni, il capo del Cremlino ha invitato l’Unione a ristabilire i contatti con la Bielorussia invece di continuare ad isolarla. Dagli Usa arriva anche l’allarme su un aumento sospetto di truppe russe al confine con l’Ucraina, temendo che Mosca possa approfittare del caos alle frontiere europee per replicare l’invasione della Crimea del 2014. Washington ieri ne ha chiesto conto direttamente alla Russia, come ha riferito il Pentagono, trasmettendo l’allerta anche alle cancellerie europee. “Facciamo quello che possiamo per parlare con le autorità bielorusse”. Ma Lukashenko “sa bene cosa sta facendo, sa bene che strumentalizza i migranti, che fa disinformazione e che mette pressione sulle frontiere dell’Unione”, ha commentato la portavoce della Commissione europea, Dana Spinant. Che ha ribadito: “Lo strumento che utilizziamo già, e che estenderemo, sono le sanzioni”.

Al vaglio ci sono misure contro 29 enti e individui bielorussi (tra cui la compagnia aerea Belavia, accusata di portare i migranti in Bielorussia al mero scopo di “scagliarli” contro il confine dell’Ue) in un nuovo pacchetto di sanzioni dopo quelle che hanno già colpito il regime per le elezioni, considerate fraudolente, che incoronarono di nuovo Lukashenko due anni fa. Secondo il ministro tedesco Heiko Maas le sanzioni dovrebbero andare anche oltre, e raggiungere i Paesi di transito, complici delle “attività disumane” di Lukashenko. Come la Turchia, contro la quale il premier polacco Mateusz Morawiecki aveva puntato il dito. “Dire che la crisi dei rifugiati ha origine dalla Turchia è vergognoso. E’ una menzogna”, ha tagliato corto il presidente Erdogan, rivendicando il merito di ospitare 5 milioni di rifugiati. La situazione al confine intanto resta drammatica per le migliaia di profughi, per lo più curdi iracheni, ammassati nei boschi lungo il filo spinato.

Nella notte tra mercoledì e giovedì altre 150 persone hanno tentato di forzare la frontiera e sono state respinte, ha fatto sapere il governo polacco. Dopo giorni di assedio, le agenzie Onu e la Croce Rossa sono riuscite almeno a portare aiuti di prima necessità. Nelle stesse ore sfilavano a Varsavia migliaia di manifestanti di estrema destra – presenti anche membri di Forza Nuova – tra imponenti misure di sicurezza. “Sparate! Sparate!”, è stato uno degli slogan scanditi dal corteo e rivolto alle guardie di frontiera schierate a Sokolka, vicino al confine. A dicembre andrà in Polonia anche Matteo Salvini, invitato dal leader del Pis (Diritto e Giustizia, al governo) Jaroslaw Kaczynski, per parlare di “controllo del territorio e dei rischi legati all’immigrazione clandestina. Perché – ha spiegato il leader della Lega – ai confini dell’Europa sta succedendo qualcosa di pericoloso”.

Bielorussia, Lukashenko: ‘reagiremo alle nuove sanzioni Ue’
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