TEL AVIV – Dalla sua uscita, lo scorso 12 agosto su Netflix, la miniserie ‘Le ragazze della scuola AlRawabi’ ha subito acceso il dibattito. Partendo da un fenomeno di bullismo in una immaginaria prestigiosa scuola di Amman (anche se non è mai identificabile come tale), il plot diretto dalla regista e attrice giordana Tima Shomali – anche coautrice dello script insieme alla sua conterranea Shirin Kamal – è in realtà una critica neanche tanto velata alle strutture patriarcali della società araba. “Sono molto contenta – ha detto Shomali al sito Albawaba – che la serie abbia creato un dialogo e per me questo è uno dei maggiori indicatori del successo. Se così non fosse stato non si sarebbe verificato questo effetto, mentre la nostra idea era che avesse un’influenza”. Seconda serie interamente giordana prodotta da ‘Filmizion Productions’ per conto di Netflix – in 32 lingue e 190 Paesi – la ‘Scuola di AlRawabi’ (che è un quartiere di Amman) gioca su tonalità leggere ma al tempo stesso molto serie. Il bullismo, ripetuto e spietato, subito da Mariam (Andria Tayeh) da parte di Layan (Noor Taher, una delle attrici veterane del cast) e delle sue accolite Rania (Joanna Arida) e Roqayya (Salsabiela A.), sfocia in una vendetta che si trasforma in tragedia, secondo i canoni di quel tipo di società. Mariam – nonostante le incertezze e le resistenze delle sue amiche che l’aiutano, soprattutto la outsider Noaf (Rakeen Saad) – diventa lo strumento, consapevole, di un effetto domino scatenato da un dolore e da una sofferenza profondi. Il contrasto tra questo stato d’animo e il rosa cipria, colore dominante del film (la scuola, le divise delle ragazze, le loro stanze, perfino i bagni dell’istituto), è forse il miglior risultato scenico di Shomali e della sua equipe. Quel rosa cipria così leggero e così da adolescenti non è che una maschera di un dramma che avvolge insegnanti (a partire dalla direttrice piegata alle logiche di potere), studentesse e loro famiglie, tutte high-society. In quella scuola e in quelle famiglie – sembra suggerire la serie – non c’è nulla di rassicurante, bensì una grande ipocrisia che avvolge – come confessa Mariam – anche i rapporti tra figli e genitori. E tutte le interpreti sono straordinarie tanto da essere oramai diventate vere star. “La scuola per ragazze AlRawabi – ha detto Shomali all’uscita della serie – raffigura le storie e le lotte di giovani donne arabe in una luce che finora non si è vista nella regione, specialmente per questa fascia di età. È uno spettacolo sulle donne che nasce dagli occhi delle donne”. Dello stesso avviso Kamal: “Il Medio Oriente ha una moltitudine di storie e strati che altre parti del mondo potrebbero non aver incontrato. Spero che la serie risuoni non solo per le donne in Medio Oriente, ma per le donne di tutto il mondo”.

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La scuola per ragazze AlRawabi, fra bullismo e vendetta
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