Trovare più fondi per le bollette, evitando di scontentare i partiti su altri capitoli aperti della manovra, e cercando di tendere una mano ai sindacati, per scongiurare lo sciopero generale. Sono ore di lavoro intenso a Palazzo Chigi e al Mef per trovare una soluzione che consenta di portare a casa la legge di Bilancio senza ulteriori scossoni. Ma i margini sono strettissimi perché le risorse disponibili sono state già quasi tutte dispiegate per quella che esecutivo e maggioranza continuano a difendere come la manovra più espansiva degli ultimi anni. Ma pensionati, dipendenti poveri, precari, attaccano i sindacati, continuano a “soffrire” e non si fa abbastanza per chi “resta indietro”: Cgil e Uil restano ferme sull’inevitabilità di uno sciopero generale contro una manovra “ingiusta” ma lasciano aperta la porta al “confronto”. Aspettano una mossa da parte del governo, una convocazione, magari di quel tavolo sulle pensioni promesso già da settimane, e che doveva arrivare a breve. Pronti a discutere e a “trovare una soluzione”, assicura la Uil, mentre si allarga il solco tra i sindacati e la Cisl annuncia che andrà a sua volta in piazza il 18 dicembre, ma da sola, e con una manifestazione “responsabile”, evitando di “incendiare i rapporti sociali e industriali”.

Difficilissimo che si possa togliere dal tavolo la miccia che ha innescato lo scontro tra rappresentanti dei lavoratori e governo: la riforma dell’Irpef, insiste l’esecutivo facendo circolare numeri e tabelle tra le file della maggioranza, premia anche redditi bassi e pensioni, e non si tocca. Ma il governo, è il messaggio che viene ribadito da più parti, è attento all’impatto che gli aumenti dei prezzi possono avere in particolare sulle famiglie più fragili e sta cercando le risorse per rafforzare l’intervento contro il caro-bollette. Un compito che si sta rivelando non facilissimo: dopo la bocciatura del congelamento del taglio dell’Irpef per i redditi più alti, che avrebbe portato alla causa altri 250 milioni, si stanno cercando altre fonti e nel frattempo si stanno facendo simulazioni sugli scenari di breve e medio periodo dell’andamento del mercato dell’energia. La questione ha un impatto che va al di là dei confini nazionali, e il tema degli approvvigionamenti ha una valenza geopolitica ben presente all’esecutivo che, peraltro, negli ultimi due trimestri ha già stanziato circa 5 miliardi per tamponare i rincari delle bollette per famiglie e Pmi. Ora in manovra ci sono altri 2 miliardi , cui si aggiungono gli 800 milioni trovati nella mediazione con le forze di maggioranza. Per rafforzare ancora questa dote le opzioni non sono molte, due o tre: i margini di deficit, che a questo punto però sarebbero sostanzialmente già tutti sfruttati, o la revisione di interventi già previsti in manovra. Tra gli indiziati ci potrebbe essere di nuovo il Superbonus, già rivisto con decalage per il futuro ma prorogato quasi intatto fino al 2023. L’incentivo al 110% vale diversi miliardi ma un suo ulteriore ridimensionamento troverebbe il muro dei partiti che anzi, in un raro caso di unità, chiedono al contrario di allargare le maglie e eliminare il paletto dell’Isee per le villette. Altrettanto indigesta – non solo ai partiti ma anche ai sindacati – sarebbe una rimodulazione del ‘tesoretto’ lasciato nel 2022 dalla riforma dell’Irpef, che al momento va già alle bollette per circa 500 milioni mentre un altro miliardo e mezzo serve a ridurre anche i contributi per i redditi medio-bassi. Ma anche ridurre i fondi per il taglio del cuneo rischierebbe di essere un boomerang. Difficile quindi trovare una soluzione che si cercherà, assicura una fonte di governo, fino all’ultimo.

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Landini: Draghi ha tentato mediazione, bloccato dai partiti
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