Sangue blu, ‘altezzosità’, charme e al tempo stesso libertà, intraprendenza, anticonformismo: sono i due aspetti che convivono in una donna, oggi 87 anni, che è una eccellenza della cultura italiana, rispettata, temuta, per il suo carattere autoritario, apripista persino oggi che le donne di potere nel cinema sono davvero poche. E’ Marina Cicogna, o meglio Marina Cicogna Mozzoni Volpi di Misurata: il nonno materno, mitico conte Giuseppe Volpi, protagonista del jet set, fondatore (“per far guadagnare gli hotel della Ciga al Lido”) della Mostra d’arte cinematografica di Venezia. Un documentario, girato da Andrea Bettinetti, scritto con Alejandro de la Fuente e Elena Stancanelli, evento speciale alla Festa del cinema di Roma, in sala dal 5 novembre con Istituto Luce e Kama Production, racconta questa storia davvero straordinaria che parla di un’epoca, di un mondo che oggi sembrano e sono lontani anni luce.

E’ la stessa Marina Cicogna a sfogliare l’album dei ricordi: la passione per il cinema, le tappe tipiche di Venezia, Cortina, Saint Moritz, la nanny inglese, l’università in America amica dell’erede di casa Warner, le amicizie con Brando e Clift, il suo Palazzo Volpi a Roma, dove è nata, che è l’edificio accanto al Quirinale, il Giardino Cicogna a Milano, la sua casa attuale vicino all’Accademia di Francia da dove vede tutta la città, la casa di Modena che le serve per il guardaroba, l’archivio di fotografie eccezionali – da Sordi e Elsa Maxwell sotto il capanno vip dell’Excelsior al Lido, dove Onassis e Callas si incontrarono, a Silvana Mangano, dalle feste di New York a quelle di Los Angeles. Lei si racconta, senza nascondere il suo status, ma spiegando come la sua passione per il cinema, nata già da piccolina (“a 8-10 anni a Milano mi infilavo in sala, vedevo a getto continuo Il ponte di Waterloo e Duello al sole”), il suo imporsi con genitori intellettuali (e assenti, “a Cortina li vedevo in salotto un poco all’ora del tè”) ma pur sempre nobili a fare un mestiere poco aristocratico. Ma era il ’68 o giù di lì e Marina Cicogna era davvero avanti: “”Non volevo produrre autori affermati ma quelli che da scoprire”, dice ricordando l’amicizia complicata e il cinema di Pier Paolo Pasolini con l’esordio di Medea e poi Teorema, ma anche il venerato Elio Petri di Cittadino al di sopra di ogni sospetto con cui nel 1970 vinse l’Oscar per il miglior film straniero, il film con Gianmaria Volonté e con quella che sarebbe diventata la sua compagna di vita per 20 anni, Florinda Bolkan. Da altrettanti anni oggi c’è Benedetta, che ha adottato “per garantirle il futuro”.

Sono tanti e prestigiosi i film che ha prodotto, autori come Vittorio De Sica, Sergio Leone, Francesco Rosi, Liliana Cavani e attori come Mariangela Melato, Giancarlo Giannini, Gian Maria Volonté: “E’ una grande fortuna poter realizzare le proprie passioni, di cose straordinarie ne ho fatte – ha detto con la sua tipica nonchalance snob – e me ne sono resa conto sfogliando le locandine dei tanti bei film”. Nel documentario oltre a lei parlano amici vari, come l’ex presidente francese Francois Mitterrand, Ginevra Elkann (“la lista dei film da vedere che mi dava lei era per me la guida da ragazzina”), Alessandro Michele che l’ha voluta per Gucci autrice di un progetto editoriale. Il cinema ma anche la sceneggiatura, la fotografia (Scritti e Scatti un libro che è racconto di storia del cinema), imprenditoria (i suoi impegni da ambasciatrice italiana all’estero). Una persona così, libera rispetto alle etichette del suo mondo ma anche in generale, determinata, vive con sofferenza l’oggi, “un ambiente, non solo in Italia, ma anche a Hollywood molto cambiato, più chiuso. Io ho vissuto stagioni straordinarie e di comunanza: ogni domenica si andava a colazione da Michael Caine e vedevi tutti, con Gregory Peck ti incontravi al tennis e c’era mezzo mondo, oggi è un po’ ognun per sé e questo alla creatività fa male”. Marina Cicogna apprezza “Sorrentino e Garrone ma non solo loro anche tanti altri bravi registi: le prime puntate dell’Amica Geniale di Saverio Costanzo le ho trovate bellissime”.

Nel documentario ci sono scoperte? “Non avevo cose da nascondere prima né dopo, non c’è niente che io abbia rivelato, c’è La mia vita e tutto il resto – è il sottotitolo del film – e davvero sono tante cose”. 

Marina Cicogna, la mia vita libera e il cinema tanto amato
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