Josè Mourinho non è cambiato. Con l’Inter si presentò dicendo “non sono un pirla”, alla Roma ha scelto di citare Marco Aurelio. “Nulla viene dal nulla, come nulla ritorna nel nulla”, è stata tra le prime dichiarazioni della conferenza stampa fiume di presentazione del tecnico portoghese. Non un caso visto che il primo approccio con gli oltre 70 media accreditati si è svolto sulla Terrazza Caffarelli in Campidoglio. Poco prima aveva incontrato nei Musei Capitolini la Sindaca Virginia Raggi, la quale ha ribadito l’in bocca al lupo allo Special One. Subito dopo un selfie con la lupa e poi via in conferenza tra risposte serie, battute, una frecciata all’Inter e il solito show alla Mourinho. Come quando si alza improvvisamente per strappare dei teli delle vetrate che con il vento producevano un fastidioso rumore. Ai tifosi non è nemmeno sfuggito il braccialetto giallorosso indossato e proprio dai fan comincia il portoghese.

“La reazione al mio ingaggio è stata eccezionale, sono già in debito con loro” ha aperto il tecnico che ha poi ringraziato la proprietà e il management, tutti presenti per la prima uscita del nuovo allenatore. Dai Friedkin, rimasti in disparte, al general manager Tiago Pinto che era al suo fianco, mentre l’AD Guido Fienga, l’Head of Government Affairs Stefano Scalera e il capo del Roma Department Francesco Pastorella erano in prima fila. Così come il procuratore Mendes, arrivato in mattinata nella Capitale. L’allenatore della Roma, però, di mercato non parla, al netto di una battuta. “Direttore (Tiago Pinto, ndr) un terzino sinistro ci serve dopo l’infortunio di Spinazzola” scherza Mourinho che trova pronta la risposta: “Daremo a Josè una squadra degna di lui”. I concetti rincorrenti sono due: lavoro e tempo.

“Voglio che sia la Roma dei romanisti, io sarò l’allenatore, niente di più. Lavorerò 24 ore al giorno e farò di tutto per difendere i miei giocatori” ha spiegato il portoghese che sugli obiettivi è molto pragmatico: “Intanto dobbiamo vincere la prima partita, poi penseremo al resto”. Nessuna promessa, invece, ai tifosi giallorossi. “Voi parlate sempre di titoli, noi di tempo, progetto e lavoro – ha continuato Mourinho -. I trofei potevano essere una promessa troppo facile, ma la realtà è un’altra. I titoli arriveranno, la proprietà vuole arrivare al top e restarci in modo sostenibile. Non vuole che la vittoria sia un caso isolato”. Dei singoli come Pellegrini e Dzeko (presente nella lista dei convocati per l’inizio della preparazione) non parla, ma un messaggio a chi lo etichetta come finito lo manda: “Al Chelsea sono tornato e ho vinto uno scudetto, ho portato a casa tre titoli con lo United e al Tottenham ho conquistato una finale che non mi hanno permesso di giocare”. Prima di spostarsi a Trigoria, dove ha diretto anche il primo vero allenamento della stagione, ha lanciato un altro paio di frecciatine. La prima, senza citare, all’Inter (“c’è chi vince senza pagare gli stipendi”), la seconda a chi lo accosta a Conte: “Non potete paragonare nessuno a me o a Herrera quando parlate dell’Inter”. Nei titoli di coda ritrova il sorriso quando gli viene chiesto dove si sarebbe visto tra tre anni. “A festeggiare qualcosa a Roma” risponde il tecnico. Poi via in macchina perché il lavoro è tanto e per venerdì e sabato ha già fissato una doppia seduta. Insomma, il tempo delle battute è terminato e come detto da lui stesso non è a Roma in vacanza: l’era Mourinho è già partita.

Mourinho: ‘non sono a Roma in vacanza, di Dzeko non parlo’
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