E’ stata la mano di Dio, come la nave del suo mito cinematografico Fellini, va: “fa la sua marcia lenta e vediamo che succede, si vive alla giornata”, dice Paolo Sorrentino del film che l’Italia ha candidato alla selezione per gli Oscar e che dopo il Gran Premio della Giuria a Venezia 78 e il premio Mastroianni al protagonista Filippo Scotti è anche candidato agli Efa, gli ‘oscar’ europei. Le speranze di piantare di nuovo il tricolore ad Hollywood, sette anni dopo il trionfo della Grande Bellezza, sono vive, è innegabile. Del resto nel 2021 dell’Italia pigliatutto pensare alla statuetta dorata non è peccato. “Rispetto a sette anni fa c’è più consapevolezza perché ho capito come funziona e penso che ci sono così tante variabili che devono coincidere, variabili che non puoi mai controllare quindi devi sperare che la direzione la prendano da sole. E’ un processo lungo, complicato e poi è pieno di bei film”, ammette.

    Ma intanto c’è oggi un’altra tappa fondamentale: il vero ritorno a casa, a Napoli. Sorrentino ha girato nella città della sua adolescenza, persino nel suo palazzo, con il set giusto un piano sotto. La città in cui, come fa capitare al suo protagonista alter ego Fabietto (Scotti), tra l’esaltazione per la Napoli anni ’80 folle per Maradona e la sua tragedia personale (la perdita accidentale e prematura dei genitori), intravede la sua strada anche grazie all’incontro con il regista Antonio Capuano: il suo futuro è il cinema. “La mia speranza è che i giovani che lo andranno a guardare traggano l’idea che non bisogna mai abdicare ad una idea di futuro per se stessi . C’è una età, che è quella che racconto nel film, in cui questa idea può non vedersi e si può stare male”, spiega Sorrentino.

    Il film al cinema Metropolitan con ospite mezza Napoli, 400 invitati, liste sold out e questue da giorni, attesi anche il presidente della Camera Roberto Fico e il ministro della Cultura Dario Franceschini, un super evento. “E? come partecipare al mio matrimonio, so che qui a Napoli il film verrà compreso in tutte le sue sfumature, sono davvero molto emozionato”, dice all’ANSA Sorrentino che già nella notte dei Leoni d’oro a settembre a Venezia si emozionò moltissimo. E poi l’uscita: il 24 novembre in sala, con la cifra record di 250 copie per un film Netflix e dal 15 dicembre sulla piattaforma.

    Passa il tempo, dalla scrittura alle riprese alle varie partecipazioni ai festival (Sorrentino è già stato in America, come pure a Londra) e la materia emotiva del film cambia pelle.

    “Questo film era nella mia mente da molti anni e solo ora ho trovato il coraggio di farlo: per ragioni insondabili era arrivato il momento giusto, avevo compiuto 50 anni, avevo una grandissima voglia di tornare a girare a Napoli, sentivo il bisogno di un set d’estate quasi una possibilità di svago dopo un periodo duro per tutti. Oggi – prosegue il regista, sceneggiatore e qui anche produttore con Lorenzo Mieli per The Apartment – parlare quasi quotidianamente di E’ stata la mano di Dio mi ha portato a noia i miei dolori e questo mi è di grande aiuto, una bella scorciatoia per non occuparsi dei propri dolori anche se dopo le proiezioni il pubblico finisce per raccontarmi i suoi, di genitori persi come li ho persi io, di lutti”.

    Le reazioni all’estero sono le stesse della platea italiana: “penso che E’ stata la mano di Dio abbia una riconoscibilità immediata, sono sentimenti che appartengono a tutti, magari all’estero non credono che una famigliona allargata come quella che faccio vedere nella gita ad Agerola – scene di mangiate luculliane, bagni di gruppo, esagerazioni, cattiverie e prese in giro e una zia che si spoglia nuda (Luisa Ranieri), ndr – non siano possibili, invece chi conosce Napoli sa che sono assolutamente reali. E poi sono reazioni positive: si ride e si piange ed è proprio quello che speravo”.

    Un film intimo, personale, di svolta anche rispetto al suo cinema, soprattutto vero. “La verità – racconta il suo protagonista Filippo Scotti, una fisicità alla Timothee Chalamet – era la cosa che mi ha chiesto Paolo dall’inizio e anche agli altri attori”. Nonostante i tanti anni passati e le esperienze della vita Sorrentino oggi non è poi così distante dal Fabietto di allora, “si siamo ancora le stesse persone, altrimenti non sarei qui”.

    Napoli è anche l’occasione per ricordare quei tempi e anche il primo film, giusto venti anni fa, L’uomo in più, interpretato dall’inseparabile Toni Servillo. I due hanno raccontato episodi esilaranti della lavorazione, risposta indiretta a Le Figaro che oggi torna a parlare di Napoli come città da terzo mondo.

    “Non potrei vivere in nessun altro posto”, ha detto Servillo. “Senza voler entrare in un terreno politico o sociologico – ha aggiunto Sorrentino – questa città se la cava egregiamente da tantissimo tempo, non è facile diventare altro da quello che è”. Napoli è anche Troisi. “Il mio unico nume tutelare di questo film è Massimo Troisi, c’è lui regista dietro tante scene e nel finale, non è Fellini che pure si vede. In E’ stata la mano di Dio c’è Le vie del signore sono finite”.

   

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Paolo Sorrentino, torno a casa, emozionato come alle mie nozze
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