Peng Shuai “si presenterà presto in pubblico e parteciperà ad alcune attività”. Ad assicurarlo su Twitter è Hu Xijin, il direttore del cinese Global Times, dopo il pressing internazionale per avere risposte sulla sorte della tennista sparita dal 2 novembre in seguito alle accuse di abusi sessuali rivolte all’ex vicepremier Zhang Gaoli. Le ultime foto dell’ex campionessa diffuse nella notte di venerdì sui social media sono autentiche, ha assicurato Hu, affermando che Peng “nei giorni scorsi è rimasta a casa sua liberamente, e non voleva essere disturbata”. Ed è sempre lo stesso Hu a meno di 24 ore dalla messa in circolazione delle foto a diffondere su Twitter due video sostenendo che la protagonista è proprio Peng. Tuttavia, non è possibile verificare l’autenticità di questi filmati. In uno dei video la 35enne sembra entrare in un ristorante indossando un cappotto, un berretto e la mascherina. Nell’altro, è seduta a un tavolo senza la mascherina mentre chiacchiera con alcune persone. La conversazione ruota intorno a “partite di tennis” e un uomo seduto con Peng e altre due donne dice “domani è il 20 novembre”. Ma una delle donne lo interrompe per affermare: “È il 21”.

Il presidente della Women’s Tennis Association (Wta, l’associazione che gestisce il circuito professionistico globale del tennis femminile), Steve Simon, pur se “felice” di vedere queste immagini, ha detto che “il video da solo non è sufficiente: sono stato chiaro – ha ribadito – su ciò che deve accadere e il nostro rapporto con la Cina è a un bivio”. La scomparsa dell’atleta – per la quale si è mobilitato il mondo intero, dall’Onu alla Casa Bianca fino a tutto il tennis professionistico globale – è diventato un caso di grande imbarazzo per Pechino a poco più di due mesi dai Giochi invernali di Pechino 2022, già minacciati di boicottaggio. Pur se difficilmente verificabili, le affermazioni di Hu meritano attenzione: provengono da un esperto e carismatico giornalista alla guida del tabloid del Quotidiano del Popolo, la voce del Partito comunista cinese, che spesso anticipa gli scenari su varie questioni, a partire da quelle più strettamente politiche. I commenti di Hu sono legati alle foto di Peng postate su Twitter da Shen Shiwei – un reporter della Cgtn, il canale internazionale della tv statale Cctv – e riprese da WeChat, dove erano state diffuse da un’amica della tennista. Nelle immagini Peng appare sorridente tra un gatto, un peluche di Kung-fu panda e un ritratto sullo sfondo con Winnie the Pooh, il personaggio dei cartoni animati spesso censurato sul web cinese perché usato per riferirsi ironicamente al presidente Xi Jinping. Ieri la Casa Bianca, attraverso la portavoce Jen Psaki, ha chiesto ufficialmente alla Cina di “fornire prove indipendenti e verificabili” sulla situazione di Peng, esprimendo “profonda preoccupazione”. Mentre le Nazioni Unite hanno invocato un’indagine trasparente sulla denuncia di abusi contro Zhang, il primo politico cinese di alto livello a finire nella rete del #MeToo.

L’hashtag #WhereIsPengShuai sta continuando a spopolare sui social media internazionali, anche grazie alla netta presa di posizione della Wta, che ha minacciato di lasciare la Cina in assenza di chiarimenti sulla sorte dell’atleta. Mentre Craig Tiley, Ceo di Tennis Australia e a capo degli Australian Open, ha affermato che “la cosa principale per noi è assicurarci che sia al sicuro”. Novak Djokovic, numero uno del ranking maschile, ha assicurato pieno sostegno alla minaccia della Wta di chiudere con Pechino. “Se ci fossero tornei sul suolo cinese senza risolvere questa situazione, sarebbe un po’ strano”, ha affermato. “Spero che Peng e la sua famiglia stiano bene e che si abbiano presto sue notizie”, ha rilanciato l’ex n.1 al mondo Roger Federer in un’intervista a Sky Sport. Il Comitato olimpico internazionale è invece finito nel mirino dei social con l’accusa di aver difeso troppo debolmente Peng, che pure ha partecipato ai Giochi estivi di Pechino, Londra e Rio de Janeiro.

   

Spuntano dei video di Peng, ma il mistero resta
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